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Siracusa. L’esponente del clan della Borgata Danilo Greco e il suo principale collaboratore Giancarlo Limpido, accusati in concorso di tentato omicidio ai danni di Daniele Caruso, 41 anni, questa mattina, mercoledì 6 febbraio, sono comparsi innanzi al Giudice delle indagini preliminari Carmen Scapellato per essere sottoposti all’interrogatorio di garanzia. Di buon mattino, i due arrestati si sono presentati nell’aula del Gip, al secondo livello del Palazzo di Giustizia, in compagnia dei difensori di fiducia (avvocati Antonio Meduri e Giorgio D’Angelo per Danilo Greco, arrivato al Tribunale dalla Casa Circondariale di Cavadonna; avvocato Junio Celesti, per Giancarlo Limpido, scortato dalla Polizia di Stato che è andato a prelevarlo nella sua abitazione in quanto sottoposto dal Gip agli arresti domiciliari) ma, una manciata di minuti dopo, sono usciti e ognuno ha fatto rientro nei luoghi di provenienza. L’interrogatorio di garanzia si è fatto solo formalmente. Il tempo necessario di declinare le loro generalità e poi hanno chiuso la bocca e non l’hanno più riaperta. Entrambi hanno comunicato al Gip Scapellato che intendevano avvalersi della facoltà di non rispondere alle domande sull’espisodio criminoso avvenuto il 9 agosto dello scorso anno, all’interno dell’abitazione dell’esponente del clan mafioso Borgata. Il Gip Scapellato, che ha emesso i provvidementi coercitivi su richiesta del procuratore aggiunto Fabio Scavone e del sostituto procuratore Salvatore Grillo (misura in carcere per Danilo Greco e arresti domiciliari per Giancarlo Limpido), ha preso atto della volontà espressa dai due indagati e li ha “licenziati”, chiudendo anzitempo i verbali intestati ai due arrestati.
Danilo Greco e Giancarlo Limpido sono stati arrestati, sabato 2 febbraio, dagli agenti della Squadra Mobile in esecuzione dell’ordinanza di applicazione delle misure cautelari emesse dal Gip Scapellato. Danilo Greco, 33 anni, si trovava sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari, provvedimento che era stato disposto dal Collegio Penale del Venerdì, dinanzi al quale si svolge il processo scaturito dall’operazione antimafia denominata “Borgata”. Il beneficio di legge degli arresti domiciliari consentiva a Danilo Greco di uscire dal carcere di Cuneo, dove era stato rinchiuso oltre un anno fa per essersi reso artefice di alcune evasioni dai domiciliari. A distanza di quattro giorni dalla scarcerazione Danilo Greco è stato riarrestato e associato al carcere di Cavadonna. Viceversa, Giancarlo Limpido, 37 anni, anche lui pregiudicato come il Greco, era libero ed è stato accompagnato nella sua abitazione perchè la magistratura ha disposto per lui gli arresti domiciliari.
Secondo quanto accertato dagli investigatori della Squadra Mobile Giancarlo Limpido il 9 agosto dell’anno scorso ha accompagnato Daniele Caruso in Via Filippo Juvara, introducendolo nell’abitazione di Danilo Greco. Quest’ultimo ha invitato gli ospiti a seguirlo nel vano cucina e quindi ha chiesto a Limpido e Caruso di sedersi sul divano. Hanno parlato del più e del meno per un una decina di minuti fino a quando Giancarlo Limpido si è alzato e ha raggiunto il Greco che si trovava già all’impiedi alle spalle del Caruso, rimasto seduto sul divano. Il Limpido ha consegnato una pistola a Danilo Greco che, postosi alle spalle del Caruso, ha esploso contro di lui due pallottole: la prima ha colpito alla coscia il quarantunenne, la seconda è andata fuori bersaglio. Mentre il sangue zampillava dalla gamba del Caruso, il pistolero ha puntato la canna alla tempia del ferito. Il povero Caruso, già con l’idea di considerarsi un morto ammazzato, se non fosse stata per la ferita che gli impediva di farlo, avrenne fatto un salto di gioia quando Danilo Greco gli ha detto con rancore: “Alzati e vattene via, non voglio più vederti”. Caruso, con grande sofferenza, è riuscito a trascinarsi dalla cucina fino alla porta della casa da dove pochi minuti dopo è uscito. Raggiunta la strada, il Caruso ha telefonato a suo padre, dicendogli di andarlo a prendere. Quando il papà è arrivato si è accorto dai pantoloni intrisi di sangue del ferimento del figlio e l’ha immediatamente trasportato al Pronto Soccorso dell’ospedale Umberto I. Daniele Caruso, dopo le prime cure, è stato ricoverato in corsia e lì è stato raggiunto dagli agenti della Squadra Mobile per farsi raccontare da chi fosse stato azzoppato con un colpo di pistola. Lui ha raccontato di essere stato avvicinato da uno scooter in sella al quale si trovavano due persone, una delle quali aveva esploso contro di lui alcuni colpi di pistola sulla strada che conduce alla sua abitazione. I poliziotti hanno immediatamente raggiunto la strada indicata da Daniele Caruso ma non trovato nè proiettili nè bossoli e nemmeno macchie di sangue. Visto che il Caruso aveva mentito i poliziotti sono ritornati all’ospedale e hanno piazzato alcune microspie dentro la corsia da lui occupata e in particolar modo accanto e sotto il letto in cui dormiva. Grazie a questo stratagemma, gli inquirenti hanno appreso tutta la verità sulla vicenda di sangue. Infatti, parlando con i genitori e la fidanzata il Caruso ha raccontato di essere stato ferito da Danilo Greco con una pistola fornitagli da Giancarlo Limpido. “Mi ha sparato due pallottole, ma una soltanto mi ha trapassato la gamba, mentre l’altra pallottola si è conficcata nel divano dove io ero seduto. E mi è andata bene, perchè il Greco mi ha puntato la canna della pistola alla tempia e se avesse pigiato non sarei qui a raccontarvi la mia disavventura. Per mia fortuna, il Greco mi ha ordinato di uscire dalla sua casa e di non farmi più vedere. Sapete perchè era incazzato con me? Perchè mi ero appropriato di trenta grammi di cocaina”.
Le indagini della Squadra Mobile, coordinate dal Pubblico Ministero Salvatore Grillo, hanno permesso di accertare che il Caruso veniva utilizzato da Danilo Greco come custode di quantitativi di cocaina che lui non poteva tenere nella sua abitazione di Via Filippo Juvara dove era sottoposto a continui controlli da parte della Polizia di Stato. O perchè la consumava oppure perchè la volesse mettere in vendita per guadagnare un po’ di soldi, il Caruso ha corso il rischio di essere punito dal Greco, ma evidentemente non si aspettava che quello si fosse talmente incazzato da meditare di fargliela pagare a caro prezzo, a costo della vita. Danilo Greco ha agito come il boss americano Al Capone che, quando doveva punire qualcuno della sua banda per sgarbi commessi, li invitava nella sua villa dove poi li ammazzava a colpi di mazza da baseball. La variante del copione consiste nel ravvedimento di Danilo Greco che, dopo aver ferito ad una gamba il ladro di cocaina, ha deciso di lasciarlo in vita, non pigiando il grilletto della pistola già puntata alla tempia del Caruso.
Nonostante il ravvedimento dell’esponente del clan mafioso, il Pubblico Ministero Grillo ha ravvisato nella sua condotta gli estremi per contestargli il reato di tentato omicidio (la pallottola è passata a pochi millimetri dall’arteria femorale), nonchè i reati di detenzione ai fini di spaccio di cento grammi di cocaina, detenzione illegale di arma da sparo, ricettazione della pistola. Gli stessi reati sono contestati a Giancarlo Limpido.

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